Molte persone hanno difficoltà a relazionarsi con la propria rabbia.

La considerano qualcosa che non gli appartiene, che non riescono a concepire di poter provare.

Questo perché viviamo in una società che reprime la rabbia a tal punto da scatenare disastri: serial killer, persone che si fanno esplodere, stragisti ecc. La rabbia è socialmente pericolosa e deplorevole, non è di moda e non è in.

E’ più accettabile una “bella” depressione: la depressione fa sì che le persone siano controllabili, suscita anche una certa “compassione”,  la rabbia no.

La rabbia di per sé non è malefica, non è negativa, è semplicemente energia. Energia che richiede movimento, trasformazione. Se non viene mossa, non viene vista, non viene accettata quest’energia può andare in due sole direzioni: verso fuori  (aggressività) o verso dentro (malattie).

Ma esiste una terza possibilità: che la rabbia torni ad essere quello che è: energia che ci fa muovere. Verso dove? Verso il prossimo punto. 

La nostra anima chiede di evolvere, chiede di fare esperienza per andare avanti e tornare intera, tornare all’Uno da cui proviene.

Il primo passo da fare per muoverci da un punto ad un altro è sapere in quale punto siamo: se sentiamo rabbia è utile accorgercene e riconoscerlo, solo così possiamo usarla a nostro vantaggio, ma se al contrario ci ripetiamo che va tutto bene e che non abbiamo alcun motivo per sentire rabbia, rimaniamo dove siamo, nella rabbia, senza nemmeno saperlo e da lì non ci spostiamo.

Tutte le emozioni chiedono solo una cosa: essere viste e riconosciute, quando lo facciamo esse si possono trasformare, se no troveranno altri modi per farsi sentire e spesso siamo noi a farne le spese.

Apprendere a sentire quello che ci attraversa prima di volerlo classificare in buono o non buono ci permette di essere liberi. Liberi di rimanere dove siamo o di andare avanti, ma facendo una scelta consapevole.

Anche se i motivi scatenanti le nostre emozioni non ci sono chiari, ritorno alla rabbia che è sempre la più bistrattata, possiamo trasformare quello che c’è semplicemente accettandolo.

Le emozioni sono come le onde del mare, arrivano a riva e poi ritornano, sta a noi scegliere se farci travolgere o giocare con loro. L’importante è non averne paura, prendere confidenza, imparare a conoscerle. Poi ogni tanto capita di lasciarci travolgere comunque…ma un po’ alla volta, utilizzando il respiro in modo consapevole, diventa sempre più facile “parare il colpo.”

Il nostro corpo ci insegna: appena qualcosa non va lo sentiamo nella pancia, nel petto, in gola…ascoltiamo cosa ha da dirci, lasciamolo esprimere, come forse non hanno fatto con noi e sarà più facile lasciar fluire.

Ottobre 2014